La controra è un luogo della mente, spazio immobile e tempo fermo, silenzio silenzio interrotto qua e là da piccoli rumori, pezzi di metallo che cadono e rotolano sul lastricato, posate d’acciaio che sbattono sui piatti, sbadigli e miagolii nella luce con vista sul pomeriggio del sud. La controra è l’indigeno preso per incantamento, pensiero sospeso, parole in fin di vita, filo teso per l’equilibrista tra il mezzogiorno e il risveglio. La controra esiste ormai solo qua e là ma, se sei fortunato e c’è il sole, fatti un giro per le strade del centro alle tre del meriggio, e guarda la città che ha perso la parola. E la notte del sabato sera pensa a lei: il ricordo è un buco nero arcobaleno, e risucchia i suoni della folla nel tuo sorriso al rallentatore. Rewind.