C’era una volta un Re, è una storia (ri)cominciata quaggiù, tra il golfo e il Castello, quasi ottocento anni fa. Ma la storia di Manfredonia si perde nella notte dei tempi, sogno di una notte di mille e mille estati fa a Siponto e dintorni – le antiche città – e vagando tra romani e saraceni s’intreccia con la storia dei metalli. Come il Bronzo, il tempo in cui i nostri antenati raggiunsero la Puglia dall’Oriente, sistemandosi tra la costa e le coppe, legando all’acqua la vita e la morte. Poi venne il Ferro, e un popolo di uomini che smettevano di essere raccoglitori e cacciatori e s’inventavano allevatori e agricoltori, finendo per sempre di essere nomadi e sistemandosi di qua, tra i dossi e il mare. Erano i Dauni, che scelsero una terra per disegnarci sopra la propria civiltà. La nostra: tra stele e ipogei puoi immaginare che amavano seppellire i morti in posizione rannicchiata, adagiati sul fianco. Ancora oggi, a me piace dormire così.