Aperture Musei e Siti: gli orari

Per consultare le giornate e gli orari di apertura e chiusura dei musei e degli attrattori della città, occorre cliccare sul seguente link:

Orari Musei e attrattori

Fotografia:
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Castello Svevo-Angioino

E’ un complesso a pianta quadrangolare, munito di spesse mura perimetrali e corredato, agli spigoli, di tre torri circolari e di un bastione pentagonale. All’interno sorge il primitivo nucleo fortificato, ideato ed iniziato da re Manfredi di Svevia e portato a termine nel periodo angioino. L’ampliamento aragonese (seconda meta del sec. XV) è identificabile, ad eccezione del bastione pentagonale, all’attuale configurazione esterna del castello.

Un’ulteriore modifica e attestata dal bastione pentagonale (o dell’Annunziata), realizzato nella prima meta del ‘500. Sede del Museo Archeologico nazionale.

Fonte: “Nunzio Tomaiuoli”

Museo Archeologico Nazionale

Il Museo Nazionale Archeologico di Manfredonia custodisce i reperti archeologici più noti e significativi del territorio della Capitanata, tra cui le stele daunie.
Le collezioni sono ospitate all’interno del Castello svevo-angioino,  maniero costruito nel XIII secolo per volontà di Manfredi di Svevia, figlio dell’imperatore Federico II, a difesa  del nuovo abitato costruito per accogliere gli abitanti della vicina Siponto, diventata inospitale a causa dell’impaludamento e delle guerre. Fu in epoca angioina che la struttura turrita assunse una fisionomia organica ed un impianto più complesso con alta cortina muraria a pianta quadrangolare. Nel XV secolo gli Aragonesi dotarono il castello di  una seconda cinta muraria esterna, raccordata agli spigoli da quattro torrioni circolari. Quello ad ovest, nel corso del XVI sec., venne inglobato in una struttura a pianta pentagonale  che prende il nome da un bassorilievo con scena dell’Annunciazione visibile sulle mura esterne del bastione.

Attualmente, il Museo è chiuso per lavori di ristrutturazione e rinnovamento delle sale espositive.

Fonte: “Polo Museale Puglia”

Basilica di Siponto

La Basilica di Santa Maria Maggiore di Siponto fa parte del Parco Archeologico “Le Basiliche”, e sorge a sud di Manfredonia, nel luogo dell’insediamento antico e medievale di Siponto. Oggi sono apprezzabili soprattutto le tracce maestose del periodo paleocristiano e del Medioevo, oltre che dell’età contemporanea.

Vi si possono ammirare, infatti, ben quattro basiliche: la più antica è quella paleocristiana, l’edificio legato alla figura del santo vescovo Lorenzo Maiorano. Accanto sorge il complesso medievale di Santa Maria Maggiore di Siponto costituito da due chiese sovrapposte.

La chiesa superiore fu eretta tra la fine dell’XI secolo e l’inizio del secolo successivo, ai tempi del vescovo Leone. Consacrata nel 1117 da papa Pasquale II, nel 1049 e nel 1067 fu sede di due importanti sinodi. Attorno al 1060 fu terminato il portale, ricco di fregi scultorei e fu poi oggetto di nuovi interventi edilizi nel XIII secolo.

La chiesa inferiore, pressoché coeva, utilizza gli spazi del battistero della chiesa paleocristiana. Risulta oggi di grande suggestione per l’ambiente semi-sotterraneo e l’ampio riutilizzo di materiali architettonici dell’antica Siponto. All’interno è possibile ammirare l’opera di Edoardo Tresoldi che, nel 2016, ha realizzato una imponente installazione in rete metallica alta quattordici metri che ricostruisce in 3D l’antica basilica. L’opera, infatti, ripropone le sembianze della basilica paleocristiana costruita a ridosso della chiesa romanica esistente, costruita 600 anni dopo. La maestosa scultura trasparente ed eterea si configura come manufatto contemporaneo perfettamente integrato nel contesto e instaura un dialogo inedito tra antico e contemporaneo, aprendo nuovi scenari per la conservazione e valorizzazione del patrimonio storico e archeologico. Scandita da nette e complesse scomposizioni visive e volumetriche e accarezzata dagli agenti atmosferici, l’installazione si delinea come un ponte nella memoria del luogo e permette al pubblico di relazionarsi con il tempo e con la storia.
La potenza visiva si basa sull’imprescindibile necessità di far coincidere arte, paesaggio, storia e ambiente circostante conformandosi quindi come uno sviluppo artistico della concezione classica di restauro, un’innovativa rilettura dell’archeologia realizzata con il supporto dell’arte contemporanea.

Fonte: “Ass. La Pelandra”

Abbazia di San Leonardo

Sita a 10 Km. da Manfredonia sulla S.S. 89 per Foggia, l’ Abbazia di San Leonardo in Lama Volara era parte integrante di un insigne complesso abbaziale dei Cavalieri Teutonici sorto tra la fine del sec. XI ed il principio del XII sec. L’impianto del tempio consta di tre navate a tre absidi semicircolari. La navata centrale è arricchita da due cupole in asse, mentre quelle laterali sono coperte da semibotti. Sul lato nord-ovest emerge un superbo portale.

L’Abbazia il 21 giugno di ogni anno, tra alle ore 12 (ora solare), vede il verificarsi del fenomeno del misterioso raggio di sole più alto dell’anno, catturato attraverso un foro gnomonico di un rosoncino a 11 raggi, collocato nella volta della chiesa, che nulla ha da invidiare alla celebre Cattedrale francese di Chartres, dove a mezzodì di ogni solstizio d’estate un raggio di sole illumina una formella metallica incastrata nel pavimento mediante il foro di una ventrata, mentre il fascio di luce di S. Leonardo cade al centro dei due pilastri, che guardano l’ingresso laterale della chiesa.

Inoltre, all’interno della Chiesa è possibile ammirare l’artistico Crocifisso ligneo. Si tratta di un vero capolavoro d’arte del XII-XIII sec. delle dimensioni di m. 2,44 d’altezza per 2,20 di larghezza. La scultura, realizzata in loco da intagliatore dauno, funge quasi da ponte tra il mondo delle icone con pittura e tecnica orientali e quello delle sculture d’Oltralpe con la corrente nordica, portata prima dai Normanni e dagli Svevi e successivamente dagli Angioini.

Fonte: “Nunzio Tomaiuoli”

Ipogei Capparelli

Il complesso cimiteriale costituisce un vero e proprio suburbio nella parte sudoccidentale della città tardo-antica e altomedievale di Siponto.

L’area funeraria sfrutta in modo intensivo e con grande perizia la gibbosità posta ad ovest dell’antico impianto romano, venendone condizionata dal decumano e da un suo diverticolo, nonché dalla presenza di acqua sorgiva, che affiora ancora nell’ipogeo 4, l’unico ambulacro visitabile non oggetto di cavaggio, e che consente per questa circostanza di osservarne le dimensioni originarie.

Note nell’antichità come le grotte di Siponto presero poi il nome della omonima masseria di Capparelli, le cui stalle hanno inglobato i sottostanti ambulacri. Gli ipogei cristiani vengono, forse dopo il XIII secolo, utilizzati come cave di un tufo giallastro simile alla pozzolana, che divenne il materiale da costruzione più utilizzato a Manfredonia.

I due grandi piazzali, comunicanti tra loro, hanno verosimilmente distrutto gli originari accessi scavati nella collina. Gli spazi ampliati con tagli della calcarenite mettono in luce solo ambulacri e arcosolii quali relitti di ipogei oramai solo ipotizzabili oppure non più ricostruibili.

In assenza di importanti elementi datanti, è l’elemento topografico a costituire la base certa per la ricostruzione delle fasi di utilizzo e sembrano indicare nel V e VI secolo d.C. il periodo di sfruttamento più intensivo dell’area.

Un viaggio indietro nel tempo ci porterebbe in una “necropoli”, di tipo misto, cioè con tombe sub­divo, indicate da segnacoli, cippi, iscrizioni;

L’uso della necropoli di Capparelli cessò probabilmente intorno al X-XI sec. come attestato in altri casi analoghi, per molteplici ragioni, tra cui la principale, la traslazione all’interno della città delle reliquie del corpo santo deposte in origine nel cimitero fuori le mura, dove costituivano il fulcro d’attrazione delle sepolture, che si affollavano infatti intorno al “martyrium” o “ad sanctum”. Probabilmente a partire dal XIII secolo, in occasione della fondazione di Manfredonia, il complesso cimiteriale di Capparelli fu adoperato come principale cava di tufi per costruzione.

Fonte: “Comune di Manfredonia”

San Domenico e “Maddalena”

La chiesa di S. Domenico con l’adiacente convento venne costruita da Carlo II d’Angiò tra il 1294 e il 1299 e abitata dai Padri domenicani fino all’invasione dei Turchi (1620).

Il convento settecentesco di S. Domenico, ricostruito sui ruderi di quello trecentesco, incorpora nelle sue strutture le vestigia gotiche superstiti, come l’arcone ogivale, verso il mare, murato e impostato su ricchi capitelli, i pianterreni che si affacciano sulla Piazzetta e la cappella della Maddalena nella sacrestia del XIII secolo, ricca in passato di affreschi ormai quasi scomparsi.

Questa cappella, all’origine, era inserita nelle antiche mura di cinta. E’ venuta alla luce nel 1895, durante lo scavo di un’aiuola eseguito dal custode delle carceri, che occupavano alcuni locali del Municipio. Tra le opere pittoriche di essa ricordiamo l’affresco di S. Nicola, di S. Domenico, dell’albero genealogico della Stirpe di David e l’affresco della Maddalena con la deposizione di Cristo nell’edicola dell’omonima cappella.

Nella chiesa si conservano una Madonna del Cinquecento, epigrafi latine di Patrizi Manfredoniani, un Crocifisso e diverse tele.

Del convento, dopo il sacco dei Turchi, fu riparato un antico dormitorio e ricostruita la chiesa con il contributo di molte famiglie sipontine.

Nel 1725 furono completate la volta della navata centale (unica rimasta della chiesa) e la cupola a spese dei fratelli Giuseppe e Tommaso Cessa.

Con Regio decreto del 28 aprile 1815 il convento divenne bene del Comune di Manfredonia.

All’origine, la chiesa aveva tre navate con la facciata gotica, che doveva essere imponente con il suo bellissimo rosone.

Gli attuali locali adiacenti e rispondenti sulla Piazzetta costituivano la navata sinistra, mentre la navata destra è servita per l’ingresso all’ex convento.

 

La facciata che oggi ammiriamo, è stata restaurata intorno agli anni 60. Anche il rosone originario, precedentemente incorporato nella muratura, è stato in parte ripristinato nella cornice. Purtroppo nel 1875 il rosone perdeva la raggiera decorativa, compromettendone l’alto pregio artistico, per collocarvi un orologio pubblico, poi scomparso per ridare alla facciata il suo primitivo aspetto.

Interessante e completamente originale il magnifico portale, nella lunetta del quale scorgiamo ancora tracce dell’affresco della Madonna del Rosario.

All’estremità del portale è ben visibile e conservato lo stemma angioino.

Nelle navale laterali possiamo tutt’ora ammirare colone e capitelli angolari che sostengono le volte a crociera.

Il colonnato barocco del Municipio, dal quale si domina l’intera Piazza del Popolo, è del Settecento.

La Cappella della Maddalena, che costituiva parte della chiesa di San Domenico, è oggi inglobata nel Palazzo San Domenico, sede del Municipio. In particolare, è così chiamata la zona dell’abside della chiesa adiacente, dove si possono ammirare gli antichi affreschi di San Nicola, di San Domenico, dell’albero di Jesse raffigurante la Stirpe di David e l’affresco della Maddalena con la deposizione di Cristo nell’edicola. L’abside della chiesa, divisa dal presbiterio da un muro all’altezza dell’arco trionfale, colmata di detriti e interrata, fu utilizzata come torre di avvistamento e successivamente come pertinenza del carcere. Nel 1895 l’ambiente tornò alla luce rivelando la sua natura e gli affreschi nascosti dai detriti. La Cappella ospita oggi, in mostra permanente, la “Collezione Rizzon”, una raccolta di ceramiche dell’antica Puglia. Si ritrovano reperti archeologici in ceramica geometrica, a fasce, in stile misto, a figure rosse, sovra dipinte, a vernice nera e di un vaso plastico configurato a testa umana. Tutti parte del vasto repertorio presente nelle case di quell’epoca lontana: vasi per l’acqua e per il vino, contenitori in terracotta, coppe per bere, brocche, coperchi di pentole, vasetti per profumi, contenitori per versare unguenti o olio. Ritrovati nell’area dell’Antica Siponto durante i lavori di realizzazione della SS89, i reperti furono portati a Vicenza dal geometra Paolo Rizzon poi sequestrati nel 2008 dalla Guardia di Finanza. Il Comune di Manfredonia e la Provincia di Foggia fecero quasi in simultanea richiesta per acquistarli e, di comune accordo, vista la provenienza dei beni, la Provincia rinunciò in favore del Comune.

Fonte: “Comune di Manfredonia”

Museo Diocesano

Il nuovo Museo diocesano, allestito negli antichi ambienti terranei dell’Episcopio di Manfredonia, è nato con il compito di accogliere e custodire i più significativi ‘signa’, legati al ‘genio e alla spiritualità’ della Chiesa sipontina, quale ideale prosecuzione di un ininterrotto percorso artistico, culturale e spirituale di una delle Diocesi più antiche d’Italia “le cui radici affondano in età apostolica” (Giovanni Paolo II, 1987). Un prezioso scrigno composto da reperti lapidei, argenti, dipinti e paramenti sacri che narrano il palinsesto della religiosità dei sipontini e restituisce, al contempo, visione storica e godimento estetico accanto alla funzione catechetica. L’allestimento ne ripercorre cronologicamente i momenti più significativi: dal secolo V, dominato dalla figura del santo vescovo Lorenzo cui è attribuita la committenza delle straordinarie recinzioni liturgiche (plutei, pilastrini e cimase, di fattura costantinopolitana) della basilica sipontina e della spelunca micaelica di Monte Sant’Angelo; per passare al secolo della riconquistata autonomia della diocesi (sec. XI) testimoniato dalla renovatioarchitettonica ed artistica dei medesimi complessi ad opera dell’arcivescovo Leone. Il corridoio degli arcivescovi vero luogo della memoria dei successori degli Apostoli, introduce alle sezioni moderne costituite dalla sala della liturgia e dalla sala dedicata alla figura dell’arcivescovo Orsini poi, papa Benedetto XIII.

Fonte: “Claudio Grenzi Editore”

Museo dei Vigili del Fuoco

Il Museo dei Vigili del Fuoco e della Croce Rossa si estende su un’area di oltre 2500 mq un percorso entusiasmante che racconta la lotta al fuoco e il soccorso nei secoli: reperti di rilevante valore per la storia della scienza e della tecnica – mezzi di soccorso storici, uniformi, e altre eccezionali testimonianze attinenti la professione pompieristica e quella di soccorso della Croce Rossa nei secoli – lo rendono, a oggi, uno dei più ricchi e spettacolari d’Europa nel suo genere.

Trattasi della più grande esposizione d’Europa di testimonianze storiche sulle attività dei pompieri. Vi sono mezzi ippotrainati e a motore, scale aeree, divise, oggetti e divise dalla fine del 1700 alla metà del 1900. Il Museo dispone anche di aree ludiche e di laboratori didattici destinati ai più piccoli.

Il museo celebra così pompieri e crocerossini impegnati nella lotta al fuoco e per la sopravvivenza. Quattro in tutto i padiglioni, cinquemila i reperti. All’interno vi è anche una sezione dedicata ai Vigili del Fuoco impegnati per anni nella controversa storia dell’Enichem e dei suoi numerosi incidenti. Sicurezza e salute: il Museo e la Cittadella saranno luogo e stimolo per la cittadinanza attiva per la prevenzione e senso civico, soprattutto nella direzione della piaga degli incendi estivi che sfregiano il territorio.

Ipogei e Necropoli di Siponto

A Siponto si ritrovano preziosissime testimonianze della storia: la Necropoli tardo antica della Siponto moderna e le tombe sub divo della Pineta.

Situati vicino la pineta, a pochi passi dal centro abitato di Manfredonia, ci sono infatti due preziosi ipogei funerari paleocristiani, risalenti al quinto secolo avanti Cristo, che erano un tempo parte della vasta area ipogea esistente fra la cinta muraria di Siponto e il mare.

Rinvenuto durante i lavori effettuati dal Consorzio di Bonifica della Capitanata, l’Ipogeo Scoppa 1, decorato da mosaici policromi, è probabilmente ciò che resta di una chiesa paleocristiana attribuita a Lorenzo Maiorano che, arrivando dall’Oriente, la costruì nel luogo dove approdò, dedicandola ai protomartiri Stefano e Agata.

L’Ipogeo Scoppa 2 è preceduto da un corridoio che conduce a un ambiente con due arcosoli, nicchie incassate nella parete, sormontate da un arco, che contengono una tomba, tipiche delle catacombe paleocristiane, e venti loculi, distrutti poi per utilizzare l’ipogeo come cisterna.

Altresì, sotto la moderna parrocchia di S. Maria Regina di Siponto si trovano gli ipogei di Santa Maria Regina. Risalgono ai secoli IV-X d.C. Dovettero avere un periodo di utilizzo piuttosto lungo con un nucleo più antico e un successivo ampliamento.

Il primo ipogeo presenta 51 loculi che misurano 0,4m larghezza x 0,4m altezza x 1,70 lunghezza. Presentano tracce di calcina, usata lungo i bordi dei tegoloni che chiudevano ogni tomba. I resti di scheletri di bambini e adulti sono raccolti in un loculo distrutto, sotto un arcosolio.

Si passa al secondo ipogeo attraverso un passaggio ottenuto col taglio della roccia di divisione, che ha così distrutto i diaframmi centrali di molti loculi. Questa grotta è costituita da un ambulacro centrale a croce greca, dal quale si aprono tre arcosoli polisomi contrapposti.

Fonte: “Viaggiare in Puglia”
Fotografia: Aldo Caroleo, Archeoclub Siponto