La Festa della Musica. Sole e Luna

“Good Morning Manfredonia”, “Do, Re, Mi, Fa, Na-ma-sté”, “C’era una volta un Re”, “Tessere o non tessere”. Una prolungata e trascinante sinfonia, sotto il nome di “Sole e Luna”, dall’alba a notte fonda, quattro momenti, decine di artisti. E’ il programma della Festa della Musica” di Manfredonia (coordinato dall’Agenzia del Turismo in sinergia con altre realtà locali) del 21 giugno, con eventi gratuiti e dislocati in tutta la città all’insegna della musica e dell’arte in tutte le sue sfaccettature per dare il benvenuto all’estate.

“La Festa della Musica” è un’iniziativa – organizzata da MIBACT, SIAE e AIPFM (Associazione Italiana per la Promozione della Festa della Musica) – che, come avviene in tutta Europa, coinvolge in maniera organica l’Italia intera trasmettendo quel messaggio di cultura, partecipazione, integrazione, armonia e universalità che solo la musica e l’arte (in ogni sua forma) riescono a dare. Un appuntamento che rappresenta un “Inno alla Gioia”, in occasione dell’Anno Europeo del Patrimonio culturale.

L’edizione 2017 a Manfredonia fu un exploit artistico e di pubblico, che sarà bissato quest’anno con l’aggiunta di ulteriori appuntamenti. Le novità, appunto, sono nella scelta di due nuove location e fasce orarie. Si inizia presto, prestissimo, all’alba, alle ore 6 con “Good Morning Manfredonia“, concerto itinerante che darà il buongiorno alla città gioiosamente in musica. Partendo da Piazza Falcone e Borsellino (Chiesa di Sant’Andrea), punto nevralgico frequentato da centinaia di sportivi e camminatori mattutini, gli artisti di Mac Academy si dirigeranno verso il centro storico allietando il risveglio e l’inizio della giornata di residenti e turisti, rendendo tutti partecipi della “Festa della Musica”.

Dalle ore 19.30 (alle 21), poi, l’evento si interseca con la “Giornata internazionale dello Yoga” (che in totale a Manfredonia prevede ben cinque appuntamenti gratuiti dalle 9 alle 21). Gli artisti di Mac Academy, nel Chiostro del Municipio (Piazza del Popolo) fonderanno il loro talento con la lezione del Maestro Vivek B. Gaur (tra i guru mondiali dello yoga). Con tale lezione, si capirà come la respirazione riduce lo stress e aiuta a controllare gli stati d’ansia e, nel suo complesso, stimola la circolazione sanguigna, riossigena e disintossica l’organismo, riequilibra il sistema linfatico e rinforza il sistema nervoso.

Come nel 2017, in collaborazione con il Polo Museale della Puglia, la “Festa della Musica“, diventa occasione per l’apertura straordinaria in notturna del Castello Svevo-Angioino e del Parco Archeologico di Siponto. Durante le aperture i due siti saranno scenario di alcuni particolari eventi. Dalle ore 19 alle 20 ci sarà (in collaborazione con l’Associazione Argos Hippium di Foggia) un concerto nella Piazza d’armi del Castello eseguito dall’orchestra Officina Musicale – Orchestra giovanile di Foggia composta da 50 musicisti e diretta dal Maestro Pietro Vigliarolo. L’orchestra eseguirà brani tratti da musiche barocche sino ai giorni d’oggi. Seguirà “Musica sulle Torri” (20,30 – 22,00) con scenografici momenti musicali che allieteranno il visitatore durante il percorso nel castello e in prossimità delle 4 torri d’angolo (Torre dell’Annunziata, Torre del Molo, Torre la Segreta, Torre del Fico).

Dalle ore 20.30 alle 00.30, infine, spazio alle performance art di musica e pittura estemporanea presso l’area del Parco Archeologico e delle “Basiliche di Siponto resa magica dalle poliedriche performance di musica – chitarra, violino, pianoforte e trio d’archi- e pittura (curate da Mac Academy) che si svolgeranno nella cripta medievale (eccezionalmente aperta per l’occasione), all’interno della basilica medievale, sul sagrato della chiesa e sotto la struttura di arte contemporanea dell’artista, Edoardo Tresoldi.

Tutti gli eventi sono gratuiti ed a ingresso libero. Per l’occasione il Castello sarà visitabile sino alle ore 23,00 (con ultimo ingresso alle ore 22,00) ed il Parco Archeologico sino alle 00.30 (con ultimo ingresso alle ore 00.00)

Festa della Musica_Programma della Città di Manfredonia

SOLE E LUNA

Sole 1 _ Good Morning Manfredonia
Musica itinerante
Da Piazza Falcone e Borsellino verso il Centro storico
Dalle ore 06.00
(A cura di Mac Academy)

Sole 2 _ Do, Re, Mi, Fa, Na-ma-sté
Yoga+Musica al Tramonto
Chiostro Palazzo San Domenico, Piazza del Popolo
Dalle ore 19.30
(A cura di Donatella Damato e Mac Academy)

Luna 1 _ C’era una volta un Re
Concerto per Orchestra
Piazza d’Armi, Castello di Manfredonia
Dalle ore 19.00 alle 20.00
Musica sulle Torri
Castello di Manfredonia
Dalle ore 20.30 alle 22.00
(A cura del Polo Reg. Museale e dell’Ass. Argos Hippium)

Luna 2 _ Tessere o non tessere
Music & Art live performance
Basilica di Siponto
Dalle ore 21.00 alle 00.30
(A cura del Polo Reg. Museale e di Mac Academy)

Aperture Musei e Siti: gli orari

Per consultare le giornate e gli orari di apertura e chiusura dei musei e degli attrattori della città, occorre cliccare sul seguente link:

Orari Musei e attrattori

Fotografia:
Free Vector Graphics by www.vecteezy.com

 

Castello Svevo-Angioino

E’ un complesso a pianta quadrangolare, munito di spesse mura perimetrali e corredato, agli spigoli, di tre torri circolari e di un bastione pentagonale. All’interno sorge il primitivo nucleo fortificato, ideato ed iniziato da re Manfredi di Svevia e portato a termine nel periodo angioino. L’ampliamento aragonese (seconda meta del sec. XV) è identificabile, ad eccezione del bastione pentagonale, all’attuale configurazione esterna del castello.

Un’ulteriore modifica e attestata dal bastione pentagonale (o dell’Annunziata), realizzato nella prima meta del ‘500. Sede del Museo Archeologico nazionale.

Fonte: “Nunzio Tomaiuoli”

Museo Archeologico Nazionale

Il Museo Nazionale Archeologico di Manfredonia custodisce i reperti archeologici più noti e significativi del territorio della Capitanata, tra cui le stele daunie.
Le collezioni sono ospitate all’interno del Castello svevo-angioino,  maniero costruito nel XIII secolo per volontà di Manfredi di Svevia, figlio dell’imperatore Federico II, a difesa  del nuovo abitato costruito per accogliere gli abitanti della vicina Siponto, diventata inospitale a causa dell’impaludamento e delle guerre. Fu in epoca angioina che la struttura turrita assunse una fisionomia organica ed un impianto più complesso con alta cortina muraria a pianta quadrangolare. Nel XV secolo gli Aragonesi dotarono il castello di  una seconda cinta muraria esterna, raccordata agli spigoli da quattro torrioni circolari. Quello ad ovest, nel corso del XVI sec., venne inglobato in una struttura a pianta pentagonale  che prende il nome da un bassorilievo con scena dell’Annunciazione visibile sulle mura esterne del bastione.

Attualmente, il Museo è chiuso per lavori di ristrutturazione e rinnovamento delle sale espositive.

Fonte: “Polo Museale Puglia”

Basilica di Siponto

La Basilica di Santa Maria Maggiore di Siponto fa parte del Parco Archeologico “Le Basiliche”, e sorge a sud di Manfredonia, nel luogo dell’insediamento antico e medievale di Siponto. Oggi sono apprezzabili soprattutto le tracce maestose del periodo paleocristiano e del Medioevo, oltre che dell’età contemporanea.

Vi si possono ammirare, infatti, ben quattro basiliche: la più antica è quella paleocristiana, l’edificio legato alla figura del santo vescovo Lorenzo Maiorano. Accanto sorge il complesso medievale di Santa Maria Maggiore di Siponto costituito da due chiese sovrapposte.

La chiesa superiore fu eretta tra la fine dell’XI secolo e l’inizio del secolo successivo, ai tempi del vescovo Leone. Consacrata nel 1117 da papa Pasquale II, nel 1049 e nel 1067 fu sede di due importanti sinodi. Attorno al 1060 fu terminato il portale, ricco di fregi scultorei e fu poi oggetto di nuovi interventi edilizi nel XIII secolo.

La chiesa inferiore, pressoché coeva, utilizza gli spazi del battistero della chiesa paleocristiana. Risulta oggi di grande suggestione per l’ambiente semi-sotterraneo e l’ampio riutilizzo di materiali architettonici dell’antica Siponto. All’interno è possibile ammirare l’opera di Edoardo Tresoldi che, nel 2016, ha realizzato una imponente installazione in rete metallica alta quattordici metri che ricostruisce in 3D l’antica basilica. L’opera, infatti, ripropone le sembianze della basilica paleocristiana costruita a ridosso della chiesa romanica esistente, costruita 600 anni dopo. La maestosa scultura trasparente ed eterea si configura come manufatto contemporaneo perfettamente integrato nel contesto e instaura un dialogo inedito tra antico e contemporaneo, aprendo nuovi scenari per la conservazione e valorizzazione del patrimonio storico e archeologico. Scandita da nette e complesse scomposizioni visive e volumetriche e accarezzata dagli agenti atmosferici, l’installazione si delinea come un ponte nella memoria del luogo e permette al pubblico di relazionarsi con il tempo e con la storia.
La potenza visiva si basa sull’imprescindibile necessità di far coincidere arte, paesaggio, storia e ambiente circostante conformandosi quindi come uno sviluppo artistico della concezione classica di restauro, un’innovativa rilettura dell’archeologia realizzata con il supporto dell’arte contemporanea.

Fonte: “Ass. La Pelandra”

Abbazia di San Leonardo

Sita a 10 Km. da Manfredonia sulla S.S. 89 per Foggia, l’ Abbazia di San Leonardo in Lama Volara era parte integrante di un insigne complesso abbaziale dei Cavalieri Teutonici sorto tra la fine del sec. XI ed il principio del XII sec. L’impianto del tempio consta di tre navate a tre absidi semicircolari. La navata centrale è arricchita da due cupole in asse, mentre quelle laterali sono coperte da semibotti. Sul lato nord-ovest emerge un superbo portale.

L’Abbazia il 21 giugno di ogni anno, tra alle ore 12 (ora solare), vede il verificarsi del fenomeno del misterioso raggio di sole più alto dell’anno, catturato attraverso un foro gnomonico di un rosoncino a 11 raggi, collocato nella volta della chiesa, che nulla ha da invidiare alla celebre Cattedrale francese di Chartres, dove a mezzodì di ogni solstizio d’estate un raggio di sole illumina una formella metallica incastrata nel pavimento mediante il foro di una ventrata, mentre il fascio di luce di S. Leonardo cade al centro dei due pilastri, che guardano l’ingresso laterale della chiesa.

Inoltre, all’interno della Chiesa è possibile ammirare l’artistico Crocifisso ligneo. Si tratta di un vero capolavoro d’arte del XII-XIII sec. delle dimensioni di m. 2,44 d’altezza per 2,20 di larghezza. La scultura, realizzata in loco da intagliatore dauno, funge quasi da ponte tra il mondo delle icone con pittura e tecnica orientali e quello delle sculture d’Oltralpe con la corrente nordica, portata prima dai Normanni e dagli Svevi e successivamente dagli Angioini.

Fonte: “Nunzio Tomaiuoli”

Centro Storico

Il centro storico si sviluppa lungo un ampio tratto costiero. Profondamente segnato dal sacco dei Turchi del 1620 e da sostanziali interventi urbanistici succedutisi nel corso dei secoli, pur essendo centro di fondazione medievale mostra oggi limitatissime tracce di questo periodo, costituite per lo più dal Castello, dalla cosiddetta “Cappella della Maddelena” e dalle primitive fasi di alcune chiese.

Più evidenti le tracce ottocentesche e primo-novecentesche, che hanno lasciato il segno del proprio passaggio nelle principali vie del centro, caratterizzate dal selciato in pietra lavica, con le numerose palazzine signorili ad un solo piano che vi si affacciano, e in alcuni vicoli e cortili.

Oggi vanta un corso pedonale (Corso Manfredi) lungo più di un chilometro e ricco di palazzi storici e negozi. La centrale Piazza del Popolo è punto di ritrovo dell’intera città e via Maddalena (parallela di Corso Manfredi), tra le strade più antiche, apre a locali e ristoranti l’antico borgo marinaro. Il suo cuore, l’Arco Boccolicchio, è un angolo suggestivo e pittoresco.

Numerose le chiese del centro di rilevante valore storico, come il Duomo, dedicato a San Lorenzo Maiorano, che risale al XIV secolo ma è osservabile oggi nella sua veste ottocentesca. Custodisce reliquie del santo vescovo cui è intitolato, oltre a pregevoli opere tra cui l’icona della Madonna di Siponto, oggetto di venerazione da parte della cittadinanza, la statua lignea detta “La Sipontina” e il Crocifisso di San Leonardo, il più antico nel suo genere tra quelli conservati sul Gargano. Negli anni ’40 del ‘900 il suo interno è stato decorato dal pittore milanese N. Penati.

Fonte: “Ass. La Pelandra”

Ipogei Capparelli

Il complesso cimiteriale costituisce un vero e proprio suburbio nella parte sudoccidentale della città tardo-antica e altomedievale di Siponto.

L’area funeraria sfrutta in modo intensivo e con grande perizia la gibbosità posta ad ovest dell’antico impianto romano, venendone condizionata dal decumano e da un suo diverticolo, nonché dalla presenza di acqua sorgiva, che affiora ancora nell’ipogeo 4, l’unico ambulacro visitabile non oggetto di cavaggio, e che consente per questa circostanza di osservarne le dimensioni originarie.

Note nell’antichità come le grotte di Siponto presero poi il nome della omonima masseria di Capparelli, le cui stalle hanno inglobato i sottostanti ambulacri. Gli ipogei cristiani vengono, forse dopo il XIII secolo, utilizzati come cave di un tufo giallastro simile alla pozzolana, che divenne il materiale da costruzione più utilizzato a Manfredonia.

I due grandi piazzali, comunicanti tra loro, hanno verosimilmente distrutto gli originari accessi scavati nella collina. Gli spazi ampliati con tagli della calcarenite mettono in luce solo ambulacri e arcosolii quali relitti di ipogei oramai solo ipotizzabili oppure non più ricostruibili.

In assenza di importanti elementi datanti, è l’elemento topografico a costituire la base certa per la ricostruzione delle fasi di utilizzo e sembrano indicare nel V e VI secolo d.C. il periodo di sfruttamento più intensivo dell’area.

Un viaggio indietro nel tempo ci porterebbe in una “necropoli”, di tipo misto, cioè con tombe sub­divo, indicate da segnacoli, cippi, iscrizioni;

L’uso della necropoli di Capparelli cessò probabilmente intorno al X-XI sec. come attestato in altri casi analoghi, per molteplici ragioni, tra cui la principale, la traslazione all’interno della città delle reliquie del corpo santo deposte in origine nel cimitero fuori le mura, dove costituivano il fulcro d’attrazione delle sepolture, che si affollavano infatti intorno al “martyrium” o “ad sanctum”. Probabilmente a partire dal XIII secolo, in occasione della fondazione di Manfredonia, il complesso cimiteriale di Capparelli fu adoperato come principale cava di tufi per costruzione.

Fonte: “Comune di Manfredonia”

San Domenico e “Maddalena”

La chiesa di S. Domenico con l’adiacente convento venne costruita da Carlo II d’Angiò tra il 1294 e il 1299 e abitata dai Padri domenicani fino all’invasione dei Turchi (1620).

Il convento settecentesco di S. Domenico, ricostruito sui ruderi di quello trecentesco, incorpora nelle sue strutture le vestigia gotiche superstiti, come l’arcone ogivale, verso il mare, murato e impostato su ricchi capitelli, i pianterreni che si affacciano sulla Piazzetta e la cappella della Maddalena nella sacrestia del XIII secolo, ricca in passato di affreschi ormai quasi scomparsi.

Questa cappella, all’origine, era inserita nelle antiche mura di cinta. E’ venuta alla luce nel 1895, durante lo scavo di un’aiuola eseguito dal custode delle carceri, che occupavano alcuni locali del Municipio. Tra le opere pittoriche di essa ricordiamo l’affresco di S. Nicola, di S. Domenico, dell’albero genealogico della Stirpe di David e l’affresco della Maddalena con la deposizione di Cristo nell’edicola dell’omonima cappella.

Nella chiesa si conservano una Madonna del Cinquecento, epigrafi latine di Patrizi Manfredoniani, un Crocifisso e diverse tele.

Del convento, dopo il sacco dei Turchi, fu riparato un antico dormitorio e ricostruita la chiesa con il contributo di molte famiglie sipontine.

Nel 1725 furono completate la volta della navata centale (unica rimasta della chiesa) e la cupola a spese dei fratelli Giuseppe e Tommaso Cessa.

Con Regio decreto del 28 aprile 1815 il convento divenne bene del Comune di Manfredonia.

All’origine, la chiesa aveva tre navate con la facciata gotica, che doveva essere imponente con il suo bellissimo rosone.

Gli attuali locali adiacenti e rispondenti sulla Piazzetta costituivano la navata sinistra, mentre la navata destra è servita per l’ingresso all’ex convento.

 

La facciata che oggi ammiriamo, è stata restaurata intorno agli anni 60. Anche il rosone originario, precedentemente incorporato nella muratura, è stato in parte ripristinato nella cornice. Purtroppo nel 1875 il rosone perdeva la raggiera decorativa, compromettendone l’alto pregio artistico, per collocarvi un orologio pubblico, poi scomparso per ridare alla facciata il suo primitivo aspetto.

Interessante e completamente originale il magnifico portale, nella lunetta del quale scorgiamo ancora tracce dell’affresco della Madonna del Rosario.

All’estremità del portale è ben visibile e conservato lo stemma angioino.

Nelle navale laterali possiamo tutt’ora ammirare colone e capitelli angolari che sostengono le volte a crociera.

Il colonnato barocco del Municipio, dal quale si domina l’intera Piazza del Popolo, è del Settecento.

La Cappella della Maddalena, che costituiva parte della chiesa di San Domenico, è oggi inglobata nel Palazzo San Domenico, sede del Municipio. In particolare, è così chiamata la zona dell’abside della chiesa adiacente, dove si possono ammirare gli antichi affreschi di San Nicola, di San Domenico, dell’albero di Jesse raffigurante la Stirpe di David e l’affresco della Maddalena con la deposizione di Cristo nell’edicola. L’abside della chiesa, divisa dal presbiterio da un muro all’altezza dell’arco trionfale, colmata di detriti e interrata, fu utilizzata come torre di avvistamento e successivamente come pertinenza del carcere. Nel 1895 l’ambiente tornò alla luce rivelando la sua natura e gli affreschi nascosti dai detriti. La Cappella ospita oggi, in mostra permanente, la “Collezione Rizzon”, una raccolta di ceramiche dell’antica Puglia. Si ritrovano reperti archeologici in ceramica geometrica, a fasce, in stile misto, a figure rosse, sovra dipinte, a vernice nera e di un vaso plastico configurato a testa umana. Tutti parte del vasto repertorio presente nelle case di quell’epoca lontana: vasi per l’acqua e per il vino, contenitori in terracotta, coppe per bere, brocche, coperchi di pentole, vasetti per profumi, contenitori per versare unguenti o olio. Ritrovati nell’area dell’Antica Siponto durante i lavori di realizzazione della SS89, i reperti furono portati a Vicenza dal geometra Paolo Rizzon poi sequestrati nel 2008 dalla Guardia di Finanza. Il Comune di Manfredonia e la Provincia di Foggia fecero quasi in simultanea richiesta per acquistarli e, di comune accordo, vista la provenienza dei beni, la Provincia rinunciò in favore del Comune.

Fonte: “Comune di Manfredonia”

Palazzo dei Celestini e Biblioteca

Palazzo dei Celestini ha una storia che si dispiega per quasi sette secoli legata a nomi di figure illustri della storia di Manfredonia.

Fu nel 1350 Pietro Galgano, canonico di Siponto e Manfredonia, unico erede di una famiglia nobile e benestante, a volere la costruzione di quella che diverrà la sede del Monastero dei Padri Celestini, intitolata a S. Pietro Celestino, al posto della sua casa in prossimità di Porta Pugliese (detta dello Spuntone).

Il monastero di Manfredonia sarà, sino al 1650, alle dipendenze del Monastero dei SS. Giovanni e Benedetto di Monte S. Angelo, la cui l’attività di base era l’esercizio della carità e dell’ospitalità verso i pastori abruzzesi, attività che continueranno fino alla soppressione del monastero stesso.

Tra la seconda metà del 1500 e la prima del 1600, la grancia di Manfredonia vivrà all’ombra di due grandi personaggi della vita religiosa della Congregazione dei Celestini: il Venerabile Pietro Santucci e l’Abate Celestino Telera, ambedue della città di Manfredonia e abati generali della Congregazione. Le loro personalità contribuiranno ad elevare, seppure indirettamente, le sorti ed il prestigio del monastero di Manfredonia negli anni successivi.

Dopo pochi anni il monastero dei Padri Celestini viene elevato ad abbazia, condizione posta a seguito di un legato di 1500 scudi annui lasciato dal capitano Pietro Borsa di Manfredonia.

Nella seconda metà del 1700 il monastero cambia radicalmente aspetto. Il vecchio edificio “andato quasi in rovina per l’incuria del tempo e per l’età”, fu cosi demolito e fu cominciato l’imponente edificio barocco, che noi oggi ammiriamo sul Corso Manfredi. La ricostruzione si deve a don Giuseppe Maria Turco, Padre Generale dell’Ordine dei Celestini, il quale aggiunse alle rendite del convento quelle della deserta badia di Monte Pulsano.

I lavori, terminati intorno al 1788, prevedevano al centro della nuova costruzione una chiesa, che non fu mai completata.

A seguito della soppressione della Congregazione dei Celestini, avvenuta tra il 1807 e il 1810, l’edificio fu concesso al Comune di Manfredonia da Gioacchino Murat con suo decreto del 1813 n.1737, per uso di casa Comunale, giustizia di pace e carcere correzionale.

 

La restaurazione Borbonica con altro decreto del 1816 n. 533 confermava la concessione al Comune.

Con la costituzione del Regno d’Italia, il Comune, la Pretura Conciliazione ed il carcere, trovarono sistemazione nell’attuale Palazzo Municipale ed allora l’edificio fu adibito, in parte, a sede della Stazione dei Carabinieri (ingresso a destra del portale della chiesa).

Con la Convenzione del 1900 n. 569, il comune cedeva in locazione la restante parte, per trenta anni all’amministrazione Finanziaria per uso di Caserma delle Guardie di Finanza (ingresso a sinistra del portale della chiesa) e d’ufficio del Registro (ingresso Via Maddalena).

In seguito non furono più rinnovate le proroghe di concessione, ma il Comune non ritornò in possesso di tutta l’imponente costruzione.

Recenti lavori di restauro hanno restituito all’antico splendore, e reso finalmente fruibile, l’ala ovest dell’edificio, che ospita la Biblioteca. La Biblioteca nasce come centro di documentazione e informazione che si confronta con i nuovi linguaggi utilizzando anche i moderni strumenti informatici che ampliano la quantità di informazioni cui è possibile accedere e rendono più efficiente il loro reperimento.

La Mediateca, nel contesto delle Civiche Biblioteche Unificate, è provvista di materiale informatico e multimediale, collegata in rete con altre realtà, consente l’accesso da parte degli utenti a banche dati remote e la fruizione di numerosi altri servizi.

Le Civiche Biblioteche Unificate, con gli ampi corridoi in cui allestire mostre, le stanze per lo studio e la consultazione, la sala polivalente per conferenze e più ancora con l’Auditorium, rispondono a pieno alla funzione attribuita e permetteranno sicuramente alla vena artistica, creativa, riflessiva della città di esprimersi più compiutamente.

Al centro del Palazzo, laddove vi era una chiesa mai completata, vi è oggi l’Auditorium intitolato al letterato Cristianziano Serricchio.

Fonte: “Comune di Manfredonia”